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Il Consiglio comunale di Modena celebra i 30 anni della carta sui Diritti dell’Infanzia

Il Consiglio comunale di Modena, nella seduta di giovedì 21 novembre, ha celebrato il trentennale della Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia con il momento di approfondimento “I diritti dell’infanzia nelle città di oggi e domani”.

L’iniziativa, che si è svolta alle 15.30 alla presenza di autorità civili e militari, e a rappresentanti dell’Unicef, ha visto i saluti del sindaco Gian Carlo Muzzarelli e del presidente del Consiglio Fabio Poggi, cui è seguito l’intervento del professor Luigi Guerra, già direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. Nel corso della celebrazione è stato proiettato in Consiglio un video realizzato sabato 16 novembre al Forum Monzani in occasione della consegna della cittadinanza onoraria modenese a 216 bambini nati in Italia nel 2009 da famiglie straniere residenti a Modena.

Introducendo la celebrazione, il presidente del Consiglio Poggi ha sottolineato che “come Istituzione dobbiamo rinnovare e riscoprire la dimensione educativa delle nostre politiche, tutte, da quelle sociali a quelle ambientali e urbanistiche, dalla manutenzione della città alle politiche fiscali, e a quelle di controllo e sanzione. Apriamo – ha proseguito – un ‘dossier’ trasversale ai nostri strumenti di programmazione specifico sulla misurazione e l’incremento dell’intenzionalità educativa di tutte le nostre politiche. Perchè la promozione dei diritti, a partire da quelli dei bambini e delle bambine, non sia solo un auspicio o un sogno, ma una risposta concreta a un bisogno che è di ogni singolo e della collettività”.

Il sindaco Muzzarelli ha evidenziato che “è il futuro della nostra comunità ad essere in gioco: i bambini hanno diritto ad essere bambini e vanno salvaguardati da ogni sopruso, mentre esistono ancora sacche di sfruttamento. La Carta – ha proseguito – sancisce che i bambini sono persone e individui e vanno tutelati: non sono proprietà di qualcuno e i loro diritti vanno difesi da tutto e tutti, anche dalla famiglia se necessario”. Il sindaco ha ricordato l’impegno “a creare spazi e opportunità per bambini, a portare avanti un’idea di città a misura di bambino”. Investire nella scuola, oltre a porre attenzione all’ambiente che viene consegnato alle future generazioni, ha affermato “è la scelta più produttiva”. Ricordando le cittadinanze onorarie consegnate ai bambini nati Italia nel 2009 da famiglie straniere residenti a Modena, Muzzarelli ha infine sottolineato che “la cittadinanza è un riconoscimento, un dovere nel rispettare la nostra Costituzione e le leggi per costruire un bene comune. Continuiamo a cooperare per garantire le migliori condizioni di vita ai nostri figli che velocemente diventano uomini”.

Il professor Guerra ha affermato che “a trent’anni dalla sua adozione, a Modena si può parlare della Dichiarazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con non pochi motivi di orgoglio e di soddisfazione. A livello nazionale ed internazionale – ha aggiunto – non sono numerose infatti le realtà in cui, come a Modena, all’infanzia e all’adolescenza viene garantito l’accesso ad un sistema di servizi educativi, sociali e sanitari di indiscussa qualità, con forte attenzione non solo agli elementi di natura quantitativa, ma anche alla presenza di un modello psico-pedagogico e culturale invidiato e preso ad esempio in molti Paesi del mondo. E questo – ha aggiunto – nei servizi scolastici e in quelli del tempo extrascolastico, grazie all’impegno delle istituzioni, a partire dall’Ente Locale, e dell’intera società civile”.

Guerra ha ricordato che la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nasce dall’idea di una dirigente della Croce Rossa (la stessa che fondò Save the Children nel 1919) in risposta ai crimini contro l’infanzia della prima guerra mondiale. La dichiarazione viene adottata dalla Società delle Nazioni nel 1923, viene ri-adottata con modifiche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1958 e con ulteriori aggiornamenti, nel 1989. In Italia viene ratificata con la Legge 176/1991, con Presidente della Repubblica Cossiga e Presidente del Consiglio dei Ministri Andreotti.