Home Cronaca Rapinò un rappresentante di preziosi a Modena: 50enne campano finisce in carcere

Rapinò un rappresentante di preziosi a Modena: 50enne campano finisce in carcere

Sabato 5 dicembre scorso, la Polizia di Stato di Modena ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Modena Eleonora Pirillo, nei confronti di un campano di 50 anni, ritenuto responsabile del reato di rapina aggravata in concorso con un altro uomo.

I due soggetti, nella mattinata del 22 novembre 2019, in via Trento e Trieste, in sella ad una moto di grossa cilindrata, avevano infranto con un pugno il vetro posteriore di un’autovettura BMW di proprietà di un rappresentante di preziosi per impossessarsi della borsa, che l’uomo teneva assicurata con una tracolla alla spalla sinistra, dopo averlo strattonato con violenza e minacciato di morte. All’interno della borsa vi erano oggetti preziosi per un valore di 73 mila euro. La vittima aveva riportato lesioni guaribili in due giorni.

I due malviventi avevano agito travisati con il volto coperto da un casco integrale.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Modena, nella persona del Sostituto Procuratore Francesca Graziano, ha permesso di ricostruire anche le fasi che hanno preceduto la vera e propria rapina.

Il rappresentante di preziosi, la mattinata del 22 novembre 2019 aveva girato per il centro storico per incontrare diversi gioiellieri della zona, suoi clienti.

I due malviventi, ripresi dalle telecamere della video sorveglianza cittadina, lo avevano pedinato, alternandosi tra loro, a piedi e in motocicletta, e si erano appostati all’esterno delle gioiellerie dove la vittima si era recata per presentare il campionario, fino a quando non era risalito a bordo della propria auto per allontanarsi dal centro urbano.

I due malviventi sono stati anche immortalati dalle immagini della videosorveglianza, mentre comunicavano con degli apparecchi telefonici a distanza per pianificare passo dopo passo la loro attività criminosa.

Le schede telefoniche sono risultate intestate a persone fittizie.

La minuziosa attività d’indagine degli investigatori, attuata anche attraverso le intercettazioni telefoniche e l’analisi del traffico telefonico, ha permesso di raccogliere elementi sufficienti per attribuire la responsabilità dei fatti ai due malviventi, già gravati da precedenti penali specifici.

Il 50enne è stato rintracciato, con la collaborazione della Squadra Mobile del capoluogo partenopeo, presso la propria abitazione ed associato alla casa circondariale di Napoli. Sono ancora in atto le ricerche del complice.