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Resistono le costruzioni prima della seconda ondata

Resistono le costruzioni prima della seconda ondata
Foto di anncapictures da Pixabay

La pandemia da Covid 19 ha interrotto per il settore costruzioni cinque anni di espansione, anche se non privi di incertezze, determinando una netta inversione di tendenza che ha prodotto una caduta a due cifre nella prima metà dell’anno, seguita da una più contenuta perdita nel periodo da luglio a settembre 2020, anzi con un rallentamento della flessione dell’attività e l’aumento delle imprese.

 

Come conferma l’indagine sulla congiuntura di Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna, dopo due trimestri di caduta a due cifre, tra luglio e settembre 2020, l’allentamento degli effetti negativi della pandemia ha condotto a una più contenuta riduzione del volume d’affari a prezzi correnti rispetto allo stesso periodo del 2019 (-3,1 per cento). Soffre ancora la gran platea delle piccole imprese da 1 a 9 dipendenti (-4,5 per cento), mentre la dinamica negativa è leggermente più ridotta per le medie imprese da 10 a 49 dipendenti (-3,0 per cento). Al contrario, le grandi imprese, da 50 a 500 dipendenti, invertono in positivo la tendenza e mettono a segno un lieve incremento del volume d’affari (+0,3 per cento). Dati destinati evidentemente a peggiorare alla prossima rilevazione che terrà conto degli effetti della “seconda ondata”.

 

Il Registro delle imprese.

A fine settembre 2020 la consistenza delle imprese attive nelle costruzioni è risultata pari a 65.248 unità, 64 in più (+0,1 per cento) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si è quindi registrato il primo segno di crescita tendenziale delle imprese delle costruzioni dal 2010. La tendenza positiva è stata determinata dal leggero aumento delle imprese operanti nei lavori di costruzione specializzati (+191 unità, +0,4 per cento), nonostante la flessione delle imprese attive nella costruzione di edifici (-0,8 per cento, -130 unità). L’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata determina l’aumento delle società di capitali (506 unità) e contribuisce alla diminuzione delle società di persone (-206 unità), mentre si riduce la flessione delle ditte individuali (-191 unità).