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Il Centro Sportivo Italiano Comitato di Modena sulla situazione degli impianti sportivi in merito al rincaro delle tariffe delle utenze

Il Centro Sportivo Italiano Comitato di Modena sulla situazione degli impianti sportivi in merito al rincaro delle tariffe delle utenzeA partire dal mese di ottobre 2021 l’impianto Piscine Pergolesi ha registrato un considerevole aumento del costo materia sulle bollette del gas arrivando a più 343% nel mese di dicembre rispetto allo stesso mese del 2019: l’ultima bolletta ha toccato quota 25mila euro. Per l’impianto Appennino Blu a Pavullo, con una storia più recente, dall’apertura della gestione il gas ha avuto un aumento costo materia del 281% e l’energia elettrica del 237%.

Bastano questi dati per descrivere quanto i rincari delle bollette siano, per il sistema dell’impiantistica sportiva, un nuovo lockdown. Come Centro Sportivo Italiano di Modena, abbiamo voluto concentrare l’analisi di questi giorni soprattutto sugli impianti natatori, come le piscine, e sulle strutture che lavorano con l’acqua per progetti di benessere e riabilitazione: sono quelli che subiscono la stangata maggiore. Alcuni sono a gestione diretta, come Pergolesi Sport o la piscina di Pavullo (Appennino Sport), altri sono nostre società-simbolo come gli Amici del Nuoto (Vigili del Fuoco), Art Gravity (Aqua Equilibra), Cà Marta Sport & Fun (CDR). Erano stati quelli maggiormente penalizzati durante le chiusure a fronte di spese fisse altissime e lo sono ancora di più oggi quando le spese triplicano ma non altrettanto gli incassi.

“E’ necessario spiegare la grande difficoltà che il sistema sportivo sta vivendo unendo alcune voci di chi tutti i giorni rappresenta anche il Csi – spiega Emanuela Carta, presidente del Csi di Modena – Sono società di riferimento, che contano migliaia di appassionati su tutto il nostro territorio. Sentiamo quotidianamente i presidenti e i tecnici che faticano ad andare avanti perché le spese sono infinitamente più alte delle entrate anche in strutture di livello e di alta qualità, con un numero di iscritti già al limite per le regole dettate dalla situazione pandemica. Insomma: chi lavora bene, chi ha i numeri importanti in termini di frequenza, non ce la può fare. Figuriamoci impianti anche più piccoli, dove l’incidenza delle spese fisse spesso è anche più alta. L’idea quindi di unire le forze, anche nelle difficoltà, vuole provare ad alzare la voce: non il tono, perché non è nel nostro stile, ma l’attenzione su un problema che impatta su tutto il sistema di welfare. In una provincia come la nostra gli impianti sportivi sono sinonimo di salute, benessere, socialità e inclusione. Se questi dovessero chiudere, significherebbe rinunciare a parte della nostra vita: pensate a una vita senza sport, a una vita senza quei momenti di incontro che si organizzano all’interno delle strutture sportive, pensate alle ripercussioni che può avere su tutte le fasce della popolazione”.

Il comitato Csi di Modena e le società Amici del Nuoto (Vigili del Fuoco), Art Gravity (Aqua Equilibra), Cà Marta Sport & Fun (CDR) sono pienamente disponibili ad un confronto politico e tecnico che affronti in concreto possibili soluzioni e azioni legate alle esigenze energivore degli impianti che oggi, a causa dell’aumento dei costi, non sono più sostenibili. Il lavoro che si intende avviare ha l’obiettivo di trovare tutte le soluzioni possibili per evitare delle chiusure forzate, per permettere ai cittadini e alle società sportive natatorie di proseguire con l’attività e di restituire alla città impianti sempre più efficienti e con una forte attenzione all’ambiente.

“E’ importante, inoltre, riconoscere agli impianti sportivi non di proprietà pubblica ma con la stessa vocazione sociale, di benessere e inclusione, l’opportunità di accedere a maggiori finanziamenti per evitare che si creino impianti di serie A e serie B, con situazioni di disparità di accesso ad un servizio legato al movimento e alla salute nel proprio quartiere. Gestire insieme, con serietà e competenza, nei tempi giusti questa nuova emergenza che si aggiunge alla già difficile precarietà del comparto, è l’unico modo per poter salvare importanti presidi cittadini che offrono sport, socialità, salute e non dimentichiamolo posti di lavoro”, conclude Emanuela Carta.



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