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Giornata Mondiale dell’Ostetrica, dal Policlinico di Modena tre testimonianze di una professione che è sempre di più una vocazione

Giornata Mondiale dell’Ostetrica, dal Policlinico di Modena tre testimonianze di una professione che è sempre di più una vocazione
Da sinistra Oliva, Wireduaa Oteng e Ilchenko

Domani, venerdì 5 maggio, ricorre la Giornata Mondiale dell’Ostetrica, istituita nel 1987 dalla International Confederation of Midwives. Una ricorrenza molto sentita anche per il Policlinico di Modena, il punto nascita più importante del territorio provinciale a livello numerico, dato che nel 2022 sono stati 2840 i parti che sono stati eseguiti nel reparto di Ostetricia e Ginecologia diretto dal professor Fabio Facchinetti. Al Policlinico di Modena sono circa 70 le ostetriche attualmente in servizio per le diverse funzioni, veri e propri angeli custodi delle mamme, ma più in generale delle coppie e dei loro piccoli, in un percorso a 360 gradi per tutte le fasi legate alla gravidanza e al post partum, aiutando anche gli aspiranti genitori che non riescono nel loro intento di procreare e assistendo anche i casi più difficili, in particolar modo quando ci si trova di fronte a episodi di violenza sulle donne. 

Per questa occasione, tre ostetriche professioniste hanno accettato di raccontare la propria esperienza, a fronte anche del periodo pandemico che ha cambiato molte delle routine e delle regole all’interno del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Si tratta di Svitlana Ilchenko, 49 anni di Savignano sul Panaro, Federica Oliva, 37 anni di Modena, e Valentina Wireduaa Oteng, 24enne anche lei modenese. Donne con diverse età e anni di servizio, ma che hanno in comune una grande passione e una vocazione per questa professione. Sono loro le tre testimonial del video che da domani verrà pubblicato sui social aziendali in occasione della Giornata Mondiale.

Le loro testimonianze.

Svitlana Ilchenko

Ho scelto di essere ostetrica per la sua complessità, per la sua sensibilità oltre la professionalità. C’è empatia, sostegno alle donne e alle mamme. Quando si assiste alla nascita di un bambino è come vedere in diretta il futuro che verrà. Ho iniziato nel 1993, in tutti questi anni l’esercizio della professione ostetrica è cambiato moltissimo. Si è arrivati a una grandissima autonomia ostetrica nell’assistenza alla gravidanza, a parto e al post partum nel purperio, oltre all’assistenza al neonato. La professione ostetrica deve essere una passione e una vocazione, non solo una professione. L’ostetrica nel momento del parto rappresenta per una donna una parte integrante, quasi una di famiglia o un’amica. Personalmente penso che un’ostetrica, assistendo alla nascita, si trova in una posizione privilegiata, mi sento onorata di essere lì in quel momento.

 

Federica Oliva

Lavoro come ostetrica dal 2009 e ho scelto quasi per caso questa professione. A incuriosirmi è stato un amico che aveva iniziato la laurea triennale in infermieristica e avendo sempre avuto la passione per i bambini desideravo capire come fosse la professione di infermiera pediatrica e da lì guardare anche al mondo dell’ostetricia.  Mi si è aperto un mondo: l’ostetrica non è solo colei che assiste al travaglio, al parto e alla nascita ma si occupa della salutogenesi della donna, seguendo anche la coppia e il neonato, in plurimi contesti, anche di assistenza a chi subisce violenza sessuale. Io lavoro nell’ambulatorio della medicina della riproduzione  del Policlinico di Modena, per esempio. Negli anni l’ostetrica è cresciuta professionalmente tantissimo, acquistando autonomia e indipendenza nei vari contesti lavorativi. Questa professione richiede caratteristiche umane, fisiche ed empatiche non indifferenti, non è da tutti. Io mi sono appassionata.

Vediamo da tre anni durissimi di pandemia, ci siamo dovute adattare in un modo completamente diverso, da imparare. Anche le pazienti e le coppie si sono poste in modo diverso, al personale sanitario. La cosa più bella in un ambulatorio così complesso come quello in cui lavoro è stato vedere ottenere risultati di fertilità in pieno periodo pandemico, in coppie che provavano da 5-6 anni a ottenere una gravidanza. È stato bellissimo, in particolare ricordo una coppia che in questi anni duri ha continuato a sperare e a provarci, dopo tanto tempo la gravidanza c’è stata e con esito positivo. Ancora oggi questa coppia viene a salutarci. L’ostetrica diventa quasi un’amica, tante coppie si ricordano dopo anni. Mi arrivano ancora messaggi sul cellulare di mamme che ho fatto partorire otto anni fa, ricevendo le foto dei loro figli. È bellissimo restare nel cuore delle persone.  

 

Valentina Wireduaa Oteng

Io mi sono laureata all’Università di Studi di Modena e Reggio, per cui le mura del Policlinico per me sono come essere a casa. Ho iniziato questa professione un anno e mezzo fa. Inizialmente non avevo un’idea precisa di cosa volesse dire essere un’ostetrica: pensavo che facesse solo nascere i bambini. L’ambiente ospedaliero mi ha sempre attratto e la concezione di essere parte della nascita era un aspetto molto curioso. Lavorando ho scoperto tutto il resto della professione, ovvero lo stare accanto non solo nei momenti di gioia, come quando si attacca al seno il bimbo per la prima volta, ma anche in quelli più difficili e duri, da un aborto alla violenza, oppure quando una coppia non riesce ad avere figli pur cercandoli. Essere ostetrica è aiutare la coppia e il bambino in tutto e per tutto.

La professione richiede competenze tecniche e scientifiche, tanto aggiornamento, ma anche empatia, capacità di sostenere e capire le esigenze della donna, anche quando lei non le esprime verbalmente. Anche saper leggere gli atteggiamenti aiuta a comprendere i bisogni. 

È vero, quando si inizia ci possono essere dei giorni duri ma bisogna sempre avere chiara la delicatezza di questa professione e quello che si deve fare. Agli studenti dico: questo è un lavoro che deve piacere, le donne si ricordano di te e del parto, è importante avere vocazione e passione per non rischiare di rovinare un ricordo indelebile per la mamma e per la coppia.