
Accreditato come uno dei modelli più avanzati della sanità italiana, il sistema dell’Emilia-Romagna poggia sulla profonda integrazione tra presidi ospedalieri, medicina territoriale e servizi pubblici diffusi. Questa architettura non solo garantisce standard elevati nella qualità delle cure e un accesso equo alle prestazioni, ma consolida un legame indissolubile con la comunità, facendo della prossimità e del radicamento territoriale il vero punto di forza della regione.
Ma oggi anche i sistemi più solidi sono chiamati a evolvere. La pandemia ha rappresentato uno spartiacque per tutti i sistemi sanitari europei. Ha mostrato la forza del servizio pubblico, ma anche i suoi limiti e ha aperto nuove sfide legate alla carenza di personale sanitario, all’aumento della domanda di cure e alla sostenibilità economica dei sistemi pubblici.
Proprio l’innovazione tecnologica degli ultimi anni ha impresso una forte accelerazione a questo modello, portando all’elaborazione dei dati in un’ottica di ottimizzazione dei percorsi per i pazienti. Sul tema, il Direttore Generale Confindustria Dispositivi Medici Guido Beccagutti ha dichiarato: “I dispositivi sono ormai complementari delle componentistiche software o addirittura sono software come medical devices perché incorporano questa capacità di accompagnare la diagnosi, la cura e il trattamento per i pazienti con sistemi capaci di allertare, monitorare e trasmettere parametri vitali sia per la prevenzione che per la cura dei pazienti e dei cittadini. È chiaro come un’industria con elevata componentistica tecnologica si ponga come un naturale interlocutore di efficientamento dei sistemi sanitari perché la nostra capacità di fornire questa tecnologia va di pari passo con la necessità del sistema di fare una programmazione più attenta di quelli che sono i fabbisogni, per erogare in maniera sempre più appropriata cure e percorsi di prevenzione per i pazienti. È un passaggio fondamentale, è bene che tutte le istituzioni coinvolte ne parlino e Confindustria naturalmente è qui per fare la propria parte”.
Riflettendo sulla questione dell’utilizzo dei dati si è espresso anche Vincenzo Colla, Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, ponendo l’accento sull’etica e sul duplice potenziale delle nuove scoperte: “Con questa intelligenza artificiale posso fare un drone per trasportare i medicinali da un ospedale all’altro, oppure rischio di utilizzare la stessa tecnologia per fare dei bombardamenti in Libano. E quindi il modo in cui utilizziamo la tecnologia è fondamentale nella sanità: se dico robotica, dico un’evoluzione splendida; se nella sanità dico utilizzo dei dati, ossia avere le informazioni dei soggetti in qualsiasi luogo si trovino, dico una cosa eccezionale”. Colla ha poi ricordato il valore del sistema pubblico: “La sanità per noi non è solo un fatto di economia industriale, pur essendoci delle filiere eccezionali, ma rappresenta la tenuta democratica delle nostre città”.
Per tradurre queste innovazioni in risposte concrete serve però un’efficienza gestionale che superi la frammentazione dei presidi e uniformi le procedure dell’intera rete assistenziale. Questa armonizzazione è fondamentale per garantire la sostenibilità economica delle strutture e la tempestività dei trattamenti. Guardando a tali sfide, Gianluca Focaccia, Partner EY, ha puntualizzato: “Organizzazione significa avere la possibilità di razionalizzare il dato, analizzare il dato e renderlo fruibile; fruibile dagli utenti che possono essere i medici, ma che possono essere anche tutti quelli che come me si occupano di economia e quindi si occupano dell’ottimizzazione dei processi e del rendere la sanità più efficace ed efficiente. Possiamo aiutare e supportare il sistema regionale nel cercare di razionalizzare e pulire il dato, attraverso anche una razionalizzazione delle naming convention e delle varie situazioni che ci possono essere in giro, non solo in un ospedale rispetto a un altro ma anche rispetto ai medesimi reparti dello stesso ospedale. E quindi andare a razionalizzare il dato significa poi poterlo utilizzare”.
Un tassello fondamentale per la concretezza di questa architettura organizzativa è rappresentato da Lepida, la società in house della Regione Emilia-Romagna che da anni progetta le infrastrutture digitali e le reti di telecomunicazione pubbliche sul territorio. Tra le sue realizzazioni più importanti spicca l’implementazione e lo sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico, lo strumento digitale che raccoglie in modo sicuro e accessibile l’intera storia clinica di ogni cittadino. Su questa evoluzione incentrata sui servizi assistenziali e sulla digitalizzazione inclusiva, Davide Conte, Presidente di Lepida, ha riflettuto: “La tecnologia non ci deve portare a essere più performativi, più veloci, più voraci, ci deve in verità aiutare ad accedere meglio ai nostri diritti. Ed è quello che cerca di fare Lepida anche oggi portando avanti l’experience nata con il CUP a Bologna in Emilia-Romagna, con il CUP 2000 in Emilia-Romagna, e con la nascita appunto del fascicolo sanitario. La tecnologia non ti cura, ma ti permette però di essere informato meglio, di accedere meglio alle tue informazioni, e questo è il nostro schema: al centro il cittadino che quindi, come fine, permette di avere la salute migliore possibile; il mezzo è il fascicolo, ma non dobbiamo mai dimenticare l’importanza degli operatori, quindi il personale che lavora negli ospedali e nella medicina di base”.
Proprio per supportare concretamente il lavoro di questi professionisti e valorizzare lo strumento del fascicolo, l’architettura tecnologica deve sapersi tradurre in uno strumento operativo immediato. Su questo aspetto, Ella Cocchi, Direttore Sistemi Informativi e Innovazione Grande Ospedale Niguarda, ha evidenziato la necessità di una perfetta tempestività nell’accesso alle informazioni: “I dati, a questo punto, dovranno essere forniti al personale clinico nel momento in cui effettivamente c’è la necessità. Quindi in maniera contestualizzata, in maniera rapida, incrociando quelle che sono fonti di dati che derivano da ecosistemi differenti e che possono portare valore aggiunto per capire quella che è una storia clinica del paziente e per intervenire in maniera immediata sul paziente”.
Tradurre questa complessità tecnologica in risposte assistenziali immediate per la comunità rappresenta la vera sfida per la leadership del sistema pubblico. Esaminando questa traiettoria, Lorenzo Broccoli, Direttore Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione Emilia-Romagna, ha puntualizzato: “La gestione del dato in sanità è un elemento fondamentale, tanto più adesso che la postura del sistema si sta rivolgendo alla parte territoriale. La stratificazione della popolazione – prevista come uno degli obiettivi del DM77 – deve essere fatta disponendo di dati organizzati e nella nostra regione, da questo punto di vista, avendo una fortissima adesione al fascicolo sanitario, ci portiamo in una zona molto avanzata nella possibilità di utilizzare questi dati. La Regione Emilia-Romagna probabilmente elaborerà anche una legge sull’intelligenza artificiale in cui il pezzo dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sanità sarà particolarmente importante e avanzato in un’ottica di contribuire a quello che poi è il nocciolo del cambiamento della nostra politica in sanità, andare verso una logica di One Health, la salute come elemento di benessere complessivo delle persone. Per fare questo bisogna conoscere e per conoscere servono i dati”.
