Sta finendo un anno scolastico difficile e un altro si prepara a partire con ulteriori criticità. La FLC CGIL Emilia Romagna ha elaborato i dati sui posti liberi del personale docente per l’anno scolastico 2026/2027 dopo le operazioni di mobilità.
Il quadro che emerge conferma una criticità strutturale: nella nostra regione restano disponibili 3.382 posti, di cui 2.652 su posto comune/normale e 730 sul sostegno. Non si tratta di un dato affatto rassicurante: sono cattedre e posti che, se non coperti stabilmente, si trasformeranno ancora una volta in supplenze, con il conseguente effetto di discontinuità didattica, frammentazione del lavoro e peggioramento della qualità della scuola. Il dato regionale è così distribuito per ordine di scuola: 222 posti nella scuola dell’infanzia, 1.227 nella primaria, 538 nella secondaria di I grado e 1.395 nella secondaria di II grado. Il riparto provinciale conferma una situazione diffusa in tutta l’Emilia Romagna: Bologna 490 posti, di cui 420 comuni/normali e 70 di sostegno; Ferrara 247, di cui 211 comuni/normali e 36 di sostegno; Forlì Cesena 283, di cui 216 comuni/normali e 67 di sostegno; Modena 661, di cui 553 comuni/normali e 108 di sostegno; Parma 366, di cui 268 comuni/normali e 98 di sostegno; Piacenza 417, di cui 279 comuni/normali e 138 di sostegno; Ravenna 271, di cui 205 comuni/normali e 66 di sostegno; Reggio Emilia 511, di cui 387 comuni/normali e 124 di sostegno; Rimini 136, di cui 113 comuni/normali e 23 di sostegno. I numeri più alti si registrano a Modena, Reggio Emilia, Bologna e Piacenza, ma il problema riguarda l’intero territorio regionale. Particolarmente rilevante resta il dato del sostegno: 730 posti liberi in organico di diritto, pari a oltre un quinto del totale regionale. Su questo punto è necessaria una precisazione ulteriore: il dato del sostegno in organico di diritto non fotografa il fabbisogno reale delle scuole. Come ogni anno, sarà necessario attivare ulteriori posti in deroga che supereranno i posti liberi in organico di diritto e migliaia di alunne e alunni con disabilità continueranno a dipendere da posti non stabilizzati, da supplenze annuali e da una continuità educativa negata. Per la FLC CGIL Emilia Romagna questi dati confermano ancora una volta il problema dei posti
vacanti nelle regioni del Nord e in particolare nella nostra regione. Ogni anno si ripete lo stesso schema: i posti ci sono, il fabbisogno delle scuole è evidente, ma il sistema continua a non garantire organici stabili e procedure di reclutamento realmente efficaci. Il risultato è una scuola che si regge sul lavoro precario, sulla disponibilità del personale e sull’emergenza permanente. In Emilia Romagna il precariato scolastico si attesta ormai attorno al 30%. È un dato enorme, che non può più essere considerato fisiologico. Una scuola nella quale una quota così alta di personale lavora ogni anno con contratti a termine non è non è una scuola che garantisce pienamente qualità, continuità e diritti. A questo quadro si aggiunge la condizione molto critica del personale ATA. Mentre le scuole continuano a denunciare carichi di lavoro insostenibili, segreterie sotto pressione, edifici da sorvegliare, pulire e rendere sicuri, in Emilia Romagna si registra il taglio di 122 collaboratori scolastici, posti che dovremo rincorrere in organico di fatto perché senza personale ATA le scuole semplicemente non funzionano. Come già accade ogni anno, saranno necessari migliaia di posti aggiuntivi in organico di fatto per garantire l’apertura, la sicurezza, l’assistenza e il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche. Lo denunciamo da anni: la precarietà è la piaga della scuola non un incidente; lo dice anche la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea che condanna l’Italia per l’abuso dei contratti a tempo determinato. Sono oltre 60.000 i precari ATA a livello nazionale e sono il prodotto di scelte politiche e normative che hanno trasformato il lavoro stabile in eccezione. La FLC CGIL Emilia Romagna sarà in campo per promuovere le vertenze a tutela del personale precario docente e ATA, per ottenere il riconoscimento dei diritti negati. La scuola rischia di diventare una enclave della precarietà: personale che cambia ogni anno, posti necessari ma non stabilizzati, diritti riconosciuti solo dopo ricorsi, studenti e famiglie costretti a subire le conseguenze di un sistema costruito sull’emergenza. Serve un piano straordinario di assunzioni, interventi stabili sul sostegno, stabilità e tempestività nelle nomine. La qualità della scuola pubblica non si difende con gli annunci, ma con investimenti, stabilizzazioni, organici adeguati e continuità didattica. Continuare a lasciare migliaia di posti scoperti significa scaricare sulle scuole, sui lavoratori e sulle famiglie il costo di scelte politiche insufficienti. Basta precariato. La scuola pubblica ha bisogno di stabilità, diritti e lavoro dignitoso.
