
Temperature che superano i 37-38 gradi, raccolte da organizzare nelle ore più fresche della giornata, frutti esposti al rischio di scottature, fabbisogni irrigui in costante aumento. Ma per la frutticoltura modenese il problema non è soltanto il caldo.
“Oggi l’agricoltura non deve più confrontarsi con un’estate semplicemente più calda – afferma Francesco Schiavi, presidente di Confagricoltura Modena –. Alla siccità si alternano ondate di calore, temporali violenti, grandinate e raffiche di vento che possono compromettere mesi di lavoro. La vera criticità è l’imprevedibilità del clima.”
Secondo Confagricoltura Modena, i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente la gestione dei frutteti. Alle elevate temperature si sommano infatti fenomeni atmosferici sempre più intensi che incidono sulla qualità delle produzioni, sulla programmazione delle raccolte e sulla sostenibilità economica delle imprese.
“Il caldo accelera la maturazione dei frutti, aumenta lo stress idrico delle piante e rende indispensabile una gestione sempre più precisa dell’irrigazione. Se poi arrivano piogge intense o grandinate improvvise, aumentano i rischi di danni diretti alle produzioni e di problemi fitosanitari. È questa alternanza di eventi estremi che oggi mette realmente sotto pressione il comparto.”
La pericoltura rappresenta una delle produzioni più identitarie della pianura modenese. La provincia è protagonista della produzione della Pera dell’Emilia-Romagna IGP e fa parte del Distretto della Pera dell’Emilia-Romagna, nato per rafforzare competitività, innovazione e sostenibilità della filiera. Accanto alle pere, il territorio esprime altre eccellenze come la Ciliegia di Vignola IGP, le susine e numerose produzioni frutticole di pregio.
Per la pericoltura modenese gli ultimi anni sono stati particolarmente complessi. Gelate primaverili, grandinate, maculatura bruna, cimice asiatica, ondate di calore e costi di produzione in costante crescita hanno ridotto la redditività delle aziende, mettendo a dura prova un comparto che rappresenta uno dei simboli dell’agricoltura modenese.
“Le aziende agricole stanno facendo la loro parte – prosegue Schiavi –. Investono in sistemi irrigui ad alta efficienza, reti antigrandine e antipioggia, tecnologie di monitoraggio, agricoltura di precisione e nuove soluzioni per adattarsi ai cambiamenti climatici. Le aziende agricole stanno facendo la loro parte, investendo in sistemi irrigui efficienti, reti di protezione e innovazione tecnologica. Per continuare su questa strada servono però strumenti che accompagnino gli imprenditori nell’adattamento ai cambiamenti climatici.”
Per Confagricoltura Modena è necessario accompagnare questo processo con politiche che favoriscano gli investimenti, semplifichino gli strumenti di sostegno alle imprese, accelerino l’innovazione varietale e rendano disponibili strumenti sempre più efficaci per la gestione del rischio climatico.
Le forti preoccupazioni espresse in questi giorni da numerosi produttori di pere del territorio confermano quanto la situazione sia ormai diventata strutturale. Su questo fronte Confagricoltura, in particolare la federazione regionale, è già impegnata per valutare l’attivazione degli strumenti previsti in caso di danni da elevate temperature, a partire dalle procedure previste dalla Legge 102/2004, oltre a misure straordinarie di sostegno e ad agevolazioni contributive che consentano alle imprese di affrontare questa fase particolarmente critica.
“Le pere rappresentano una delle produzioni simbolo della nostra pianura, così come la Ciliegia di Vignola lo è per la collina. Difendere queste colture significa tutelare un patrimonio di competenze, lavoro e qualità costruito in decenni di investimenti. Difendere la frutticoltura modenese significa molto più che salvaguardare una produzione agricola: significa proteggere occupazione, filiere, paesaggio e una parte fondamentale dell’identità agroalimentare del nostro territorio. Il clima sta cambiando rapidamente e anche le politiche devono cambiare con la stessa velocità.”
