Home Publiredazionali Non più solo iniezioni: arriva in Europa la prima pillola a base...

Non più solo iniezioni: arriva in Europa la prima pillola a base di GLP-1 per il peso

Da luglio 2026 chi in Europa segue una terapia farmacologica per il peso ha una possibilità in più: la Commissione Europea ha approvato Wegovy in compresse, ovvero la prima formulazione orale di un farmaco della classe GLP-1 pensata per la gestione del peso corporeo negli adulti. Fino a questo momento, farmaci come Wegovy si assumevano soltanto per iniezione. Abbiamo chiesto alla dott.ssa Anna Cavallero, medico esperto in nutrizione clinica attiva nei servizi di gestione del peso di Serenis, di spiegarci cosa cambia realmente con questa novità e cosa invece rimane identico.

Partiamo dai fatti: cosa è stato approvato di preciso?

Si tratta di semaglutide in compressa, al dosaggio di 25 mg, da prendere una volta al giorno. È la prima versione orale di un agonista del recettore GLP-1 autorizzata in Europa specificamente per il controllo del peso. Va assunta a digiuno, dopo almeno otto ore senza cibo, e occorre poi aspettare almeno mezz’ora prima di mangiare, bere o prendere altri farmaci. È indicata per persone adulte con obesità, oppure con sovrappeso e almeno una condizione clinica legata al peso. Come per la forma iniettabile, resta un medicinale disponibile solo con prescrizione medica, da usare insieme a una dieta a basso contenuto calorico e a un’attività fisica costante.

L’approvazione europea vuol dire che il farmaco è già disponibile per tutti?

No, ed è un chiarimento importante da fare. L’autorizzazione a livello europeo significa che l’agenzia del farmaco ha valutato positivamente il rapporto tra rischi e benefici per specifiche condizioni cliniche. Non significa però che il medicinale sia subito acquistabile o rimborsato ovunque nello stesso modo: prezzo, rimborsabilità e accesso dipendono dalle decisioni prese a livello nazionale. In Italia, per esempio, è ancora necessario attendere il parere di AIFA. E soprattutto, questa approvazione non rende il farmaco adatto a chiunque: indicazione clinica, controindicazioni e monitoraggio restano sempre valutazioni di competenza medica.

In che modo questo farmaco modifica il rapporto con il cibo?

La semaglutide agisce imitando il GLP-1, un ormone naturale coinvolto nella regolazione della glicemia e della fame. In pratica il farmaco tende ad aumentare il senso di sazietà e a ridurre l’appetito, il desiderio di cibo e le quantità che si arrivano a consumare. È un effetto significativo perché rende più semplice ridurre le calorie introdotte. Ma è importante essere chiari: il farmaco non insegna a scegliere gli alimenti giusti, non organizza pasti equilibrati e non sostituisce l’apprendimento di abitudini alimentari sane. Modifica quanto si mangia; il lavoro del percorso nutrizionale riguarda invece cosa si mangia, come e con quale regolarità.

Passare da un’iniezione settimanale a una pillola giornaliera è comunque un vantaggio netto?

È senza dubbio una novità importante e, per tante persone, anche una buona notizia: l’idea di una compressa può risultare più semplice da accettare rispetto a una puntura, e questo può alleggerire una barriera psicologica reale. Detto questo, non bisogna farsi aspettative sbagliate. Con la pillola non c’è più l’ago, ma resta comunque una routine con regole precise da rispettare ogni mattina, a digiuno, con tempi definiti prima di mangiare o assumere altri farmaci. Per alcune persone questa abitudine sarà facile da integrare, per altre potrebbe risultare più impegnativa di un’unica somministrazione settimanale. Per questo non parlerei mai di una formulazione ‘oggettivamente migliore’: esiste la terapia più adatta a quella persona, in quel preciso momento della sua vita. Il nostro compito è capire abitudini e difficoltà di ciascuno e scegliere insieme la soluzione con più probabilità di essere seguita davvero nel tempo.

Che cosa emerge dagli studi scientifici su questi farmaci?

Un aspetto che sottolineo sempre è che i grandi studi clinici su semaglutide e tirzepatide hanno valutato questi farmaci all’interno di percorsi che includevano in modo sistematico anche alimentazione e attività fisica: non erano dettagli marginali, ma parte integrante del disegno dello studio. Per quanto riguarda la formulazione orale, lo studio OASIS 4 ha coinvolto oltre 300 adulti con obesità o sovrappeso legato ad almeno una patologia correlata, senza diabete, seguiti per 64 settimane e tutti con indicazioni sullo stile di vita. Nel gruppo trattato con semaglutide orale la perdita media di peso corporeo è stata del 13,6%, contro il 2,2% registrato nel gruppo placebo; e il 76,3% dei partecipanti trattati ha raggiunto una perdita di almeno il 5% del peso, contro il 30,5% nel gruppo placebo. Gli studi STEP sulla versione iniettabile hanno seguito una logica simile, abbinando il farmaco a interventi sullo stile di vita, in certi casi più intensivi: le differenze tra i diversi disegni sperimentali non permettono di attribuire il maggiore calo di peso al solo supporto nutrizionale, ma resta il fatto che il farmaco è sempre stato studiato all’interno di un percorso strutturato, non isolatamente. Lo stesso principio guida gli studi SURMOUNT su tirzepatide, dove in SURMOUNT-3 il farmaco viene introdotto solo dopo una fase iniziale di intervento intensivo sullo stile di vita.

Quando la fame diminuisce cambia anche il modo di mangiare: su cosa vi concentrate in questa fase?

Esattamente, ed è proprio qui che diventa fondamentale il lavoro nutrizionale. Una fame più contenuta rende più facile mangiare meno, ma non assicura che si mangi in modo adeguato. Quando le porzioni diminuiscono, ogni scelta alimentare conta di più in proporzione: è essenziale che il poco che si riesce a consumare fornisca i nutrienti necessari. Non applichiamo una dieta standard, ma adattiamo l’alimentazione alla risposta individuale alla terapia, definendo priorità realistiche in base a età, condizioni cliniche, attività fisica, sintomi e quantità di cibo effettivamente tollerata. In concreto, prestiamo attenzione a diversi fattori: le proteine, che durante un calo di peso rilevante, abbinate quando possibile ad attività fisica di forza, aiutano a preservare massa e funzione muscolare; la densità nutrizionale degli alimenti, privilegiando cibi che forniscono più nutrienti senza richiedere porzioni difficili da gestire; la distribuzione dei pasti nella giornata, con porzioni piccole e frequenti in caso di sazietà precoce; l’idratazione, da monitorare con attenzione se compaiono nausea, vomito, diarrea o stipsi; e le fibre, utili ma da introdurre gradualmente e sempre con liquidi adeguati, per evitare gonfiore e stitichezza. L’obiettivo non è solo ridurre le calorie, ma costruire un’alimentazione sana, tollerabile e sostenibile in ogni fase del percorso.

Si dice spesso che questi farmaci facciano perdere muscolo. È una cosa vera?

Serve chiarezza, senza però creare allarmismi ingiustificati. È vero che durante un calo di peso importante una parte della perdita riguarda anche la massa magra, con una quota che negli studi oscilla spesso tra un quarto e due quinti del peso perso complessivo. Ma affermare semplicemente che ‘il farmaco fa perdere muscolo’ è una semplificazione fuorviante. Gli strumenti usati negli studi, come la DXA, misurano la massa magra nel suo complesso, che comprende anche acqua, glicogeno, organi e altri tessuti privi di grasso, non solo il tessuto muscolare. Inoltre, una riduzione della massa magra accompagna in modo fisiologico qualsiasi dimagrimento significativo, indipendentemente dal metodo con cui viene ottenuto. La vera domanda non è se si perda una parte di massa magra, ma quanta massa muscolare funzionale si riesce a preservare: ed è qui che entra in gioco il percorso terapeutico completo. Un apporto proteico adeguato, un’attività fisica che includa esercizi di forza e un monitoraggio nutrizionale personalizzato permettono, nella maggior parte dei casi, di limitare questa perdita e proteggere forza, autonomia e qualità di vita, in particolare nelle persone anziane o già a rischio di fragilità. Il messaggio non è avere paura del farmaco, ma non utilizzarlo senza una strategia costruita intorno alla persona.

E gli effetti gastrointestinali di cui si sente parlare spesso?

Nausea, diarrea, stipsi, dolore addominale, difficoltà digestive e vomito sono tra gli effetti indesiderati più comuni della formulazione orale, soprattutto nelle prime settimane e durante l’aumento progressivo del dosaggio. Va detto con onestà che un percorso nutrizionale non può promettere di eliminarli del tutto. Può però aiutare ad adattare dimensione, ritmo e composizione dei pasti, mantenere un’idratazione adeguata, e insegnare a distinguere un disagio gestibile, legato agli effetti conosciuti del farmaco, da un sintomo che invece richiede un confronto rapido con il medico.

Qual è, secondo lei, la vera sfida da affrontare nel lungo periodo?

Mantenere i risultati raggiunti nel tempo. Gli studi sulla sospensione del trattamento mostrano che, quando la terapia si interrompe, fame e meccanismi biologici legati al recupero del peso possono tornare a manifestarsi. La gestione dell’obesità non si conclude quando la bilancia segna un certo numero. Nell’estensione dello studio STEP 1, a un anno dall’interruzione di semaglutide e del supporto sullo stile di vita, i partecipanti avevano recuperato in media circa due terzi del peso perso durante il trattamento: va però precisato che questi pazienti avevano interrotto non solo il farmaco, ma anche l’intero percorso di gestione del peso di Serenis Nutrizione strutturato che li accompagnava lungo tutto il processo. Ecco perché l’educazione nutrizionale deve iniziare fin dai primi passi della terapia: serve a costruire competenze durature, come riconoscere fame e sazietà, organizzare pasti completi, gestire i contesti sociali e mantenere un’attività fisica regolare nel tempo.

In sintesi: con la pillola, cosa cambia davvero e cosa resta invece uguale?

Cambia il modo in cui il farmaco viene assunto, non il suo obiettivo. Chi oggi sta valutando una telemedicina con endocrinologo per Wegovy dovrebbe partire proprio da questo: lo scopo resta identico, cioè trattare l’obesità come patologia cronica, aiutando la persona a raggiungere e mantenere un calo di peso clinicamente rilevante, sempre all’interno di un percorso strutturato. Sul piano pratico non serve più l’iniezione, ma la nuova routine quotidiana ha comunque le sue regole: la compressa va presa al mattino a digiuno, rispettando tempi precisi prima di mangiare, bere o assumere altri farmaci. Resta poi da capire quale sarà l’impatto della formulazione orale sul piano economico: se la produzione industriale portasse a un costo inferiore rispetto all’iniettabile, potremmo trovarci davanti a un’opportunità concreta, permettendo a più persone con indicazione clinica di accedere alla terapia. Non cambia invece il principio di fondo: resta un farmaco su prescrizione, che richiede una valutazione clinica accurata e un monitoraggio continuo nel tempo.

In una frase, qual è il ruolo di medico e nutrizionista in questo tipo di percorso?

Trasformare una terapia farmacologica in un cambiamento di salute che duri davvero nel tempo, qualunque sia il farmaco scelto: lo stesso principio vale per chi si informa su una telemedicina con endocrinologo per Mounjaro. Significa tradurre gli effetti del farmaco nella vita quotidiana della persona, evitando che la naturale riduzione dell’appetito si trasformi in un’alimentazione povera o difficile da sostenere. Significa valutare abitudini, fabbisogni, preferenze e fattori di rischio per costruire un percorso realmente personalizzato, che preservi massa muscolare, benessere metabolico e qualità di vita. Ma c’è un aspetto ancora più importante: il paziente non deve mai sentirsi lasciato solo. Il compito del medico non finisce con una prescrizione, così come quello del nutrizionista non si esaurisce con la consegna di una dieta. Accompagniamo la persona per tutto il percorso, intervenendo ogni volta che qualcosa cambia, con l’obiettivo di renderla progressivamente autonoma e consapevole.

La dott.ssa Anna Cavallero è un medico esperto in nutrizione clinica, che opera all’interno dei servizi di gestione del peso di Serenis.

Riferimenti

Gli studi citati dalla dott.ssa Cavallero nel corso dell’intervista sono raccolti qui di seguito a cura della redazione, per permettere a chi legge di consultare direttamente le fonti scientifiche.

  • Novo Nordisk. European Commission approval of pill as first oral GLP-1 for weight management in the EU. 15 luglio 2026.
  • European Medicines Agency. First oral GLP-1 treatment for weight management. 22 maggio 2026.
  • European Medicines Agency. Wegovy: overview and mechanism of action.
  • Wharton S, Lingvay I, Bogdanski P, et al. Oral semaglutide at a dose of 25 mg in adults with overweight or obesity. N Engl J Med. 2025;393:1077-1087.
  • Wilding JPH, Batterham RL, Calanna S, et al. Once-weekly semaglutide in adults with overweight or obesity. N Engl J Med. 2021;384:989-1002.
  • Wadden TA, Bailey TS, Billings LK, et al. Effect of subcutaneous semaglutide vs placebo as an adjunct to intensive behavioral therapy on body weight. JAMA. 2021;325:1403-1413.
  • Wadden TA, Chao AM, Machineni S, et al. Tirzepatide after intensive lifestyle intervention in adults with overweight or obesity: SURMOUNT-3. Nat Med. 2023;29:2909-2918.
  • Neeland IJ, Linge J, Birkenfeld AL. Changes in lean body mass with GLP-1-based therapies and mitigation strategies. Diabetes Obes Metab. 2024.
  • Wilding JPH, Batterham RL, Davies M, et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. Diabetes Obes Metab. 2022;24:1553-1564.
  • Mozaffarian D, Agarwal M, Aggarwal M, et al. Nutritional priorities to support GLP-1 therapy for obesity: a joint advisory. Am J Clin Nutr. 2025.