
Modena si conferma tra le province italiane dove cultura e creatività pesano di più sull’economia, ma i dati diffusi il 31 luglio da Dataview – il barometro dell’economia territoriale di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, in collaborazione con Fondazione Symbola – restituiscono un quadro sfaccettato, che parte dal lusinghiero undicesimo posto a livello nazionale.
Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) modenese genera il 5,90% del valore aggiunto provinciale, un dato che vale appunto l’11° posto nella graduatoria nazionale e che colloca il territorio sopra la media Italia. Si tratta di una conferma – è lo stesso piazzamento ottenuto nel 2024 – ma rappresenta il miglior risultato – stabilmente al di sopra delle medie regionali e nazionali – registrato nell’intero quinquennio 2021-2025.
Il lavoro tiene, le imprese “core” restano indietro
Il dato più solido riguarda l’occupazione: il 6,58% dei lavoratori della provincia opera in ambito culturale o creativo, un risultato che vale il 10° posto in Italia e che indica un settore capace di generare occupazione in modo proporzionalmente più efficace di quanto non generi nuove imprese. Tuttavia, le imprese Core – quelle che operano direttamente nei sette domini culturali individuati dal rapporto Io sono Cultura (architettura e design, comunicazione, audiovisivo e musica, software e videogiochi, editoria e stampa, performing arts e arti visive, patrimonio storico e artistico) – rappresentano solo il 4,64% del totale delle imprese registrate in provincia, un dato che vale il 40° posto nazionale. Il quadro non migliora se si guarda al solo capoluogo: qui l’incidenza sale al 6,34% in termini assoluti, ma il posizionamento relativo peggiora ulteriormente, scivolando al 45° posto — segno che altre città capoluogo, a parità o anche con valori assoluti inferiori, riescono a fare meglio.
Dove si genera il valore
Di conseguenza, solo il 42,45% del valore aggiunto complessivo del SPCC modenese proviene dalle attività Core, quelle “pure” della filiera culturale. Il dato vale il 96° posto su base nazionale, il piazzamento più basso tra tutti quelli monitorati.
Significa che a Modena il grosso del valore economico legato a cultura e creatività non nasce da imprese culturali in senso stretto, ma dai cosiddetti Embedded Creatives: designer, esperti di comunicazione e professionisti che operano all’interno di aziende che non sono direttamente coinvolte nella produzione culturale. Stiamo parlando di imprese di settori come la moda, l’agroalimentare, l’automotive — nelle quali le competenze creative si inseriscono all’interno di produzioni già consolidate.
È una fotografia coerente con il DNA manifatturiero del territorio modenese: la creatività non si organizza in un comparto autonomo e strutturato, ma si innesta come leva di innovazione dentro le filiere produttive esistenti, dal design applicato alla motoristica alla comunicazione al servizio dell’agroalimentare.
Le assunzioni in ritardo
Chiude il quadro un ultimo indicatore, anch’esso sotto la media nazionale: le assunzioni previste dalle imprese culturali e creative pesano per il 3,38% sul totale delle entrate previste in provincia (indagine Excelsior di Unioncamere), un dato che vale il 29° posto in Italia, confermando come la crescita occupazionale nel settore proceda a un ritmo più contenuto rispetto ad altri territori.
Il report restituisce dunque l’immagine di un modello ibrido che già oggi genera la maggior parte del valore, quello della creatività diffusa dentro il tessuto industriale modenese, ma che lascia aperti spazi di crescita legati al rafforzamento e alla nascita di imprese culturali e creative “pure”.
