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Lapam Confartigianato sui finti artigiani: «Si applichi la legge che rappresenta una svolta storica»

Lapam Confartigianato sui finti artigiani: «Si applichi la legge che rappresenta una svolta storica»L’etichetta “artigianale” non può più essere usata da tutti. Lo stabilisce la legge, in vigore dal 7 aprile, che tutela le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale”, riservandone l’utilizzo nella promozione di prodotti e servizi soltanto alle imprese in possesso della qualifica artigiana e iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio.

Ma il rischio è che la legge rimanga sulla carta se le Regioni italiane non si attiveranno rapidamente per attuarla e renderla concretamente efficace attraverso controlli e sanzioni. È l’allarme lanciato da Confartigianato Nazionale e ripreso anche da Lapam Confartigianato che considera la nuova normativa una svolta storica, conquistata dopo anni di battaglie contro i “furbetti” che utilizzano il prestigio e il valore dell’artigianato senza averne titolo.

L’associazione stima in almeno 850 mila i finti artigiani a livello nazionale che ingannano i consumatori e alimentano concorrenza sleale ai danni delle 588 mila vere imprese artigiane sul territorio italiano nei settori più esposti: dall’alimentare alla moda, dall’arredamento all’artigianato artistico, fino ad acconciatori, idraulici e autoriparatori.

«Abbiamo finalmente una norma che chiarisce chi può qualificarsi come artigiano e utilizzare denominazioni che evocano ai consumatori qualità, competenza, origine e lavorazione artigiana – sottolinea Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Non possiamo permettere che rimanga solo sulla carta e non venga applicata: in gioco non c’è soltanto la tutela delle imprese regolari, ma anche quella dei consumatori. Chi acquista un prodotto o un servizio presentato come “artigianale” deve poter avere la certezza che quella denominazione corrisponda a una realtà verificabile. Senza controlli efficaci, il rischio è che i finti artigiani continuino a sfruttare la reputazione costruita in decenni dalle imprese autentiche, creando confusione nel mercato e potenziali rischi di inganno per chi acquista».

La nuova legge rende la qualifica di “artigiano” giuridicamente riconoscibile e non più un semplice aggettivo utilizzabile liberamente a fini pubblicitari. Chi viola le disposizioni è punito con sanzioni pari all’1% del fatturato e comunque non meno di 25mila euro per ciascuna violazione. Le nuove regole riguardano la comunicazione commerciale in tutte le sue principali forme: pubblicità, packaging, etichette, siti internet, e-commerce e social network.