Sabato 16 maggio una delegazione della Chirurgia della Mano del Policlinico di Modena è stata invitata a Coriano, in provincia di Rimini, per visitare la Comunità di San Patrignano. La Comunità ha voluto, così, esprimere profonda gratitudine all’équipe modenese, diretta dal dottor Andrea Leti Acciaro, per il delicato intervento che ha permesso di salvare la mano di Edoardo, 28 anni, ospite della struttura. Il giovane aveva accidentalmente schiacciato la mano destra in una fustellatrice da tipografia. Dopo essere stato stabilizzato all’Ospedale di Rimini, è stato trasferito d’urgenza alla Chirurgia della Mano del Policlinico di Modena, hub regionale per la traumatologia complessa.
L’intervento, eseguito durante la notte in regime di emergenza, ha richiesto diverse ore di lavoro altamente specialistico. A guidare la complessa procedura ricostruttiva è stato il chirurgo della mano Filippo Pantaleoni. L’operazione si è conclusa con successo e, al termine del percorso riabilitativo, il paziente ha recuperato la completa funzionalità della mano. Un risultato reso possibile grazie a un intenso lavoro di squadra che ha coinvolto numerose figure professionali: i dottori Paola Mariano, Marta Montanari e Francesco Rioli hanno collaborato nelle varie fasi chirurgiche; l’infermiera Matilde Sabbioni ha seguito il decorso post-operatorio, curando medicazioni e assistenza con grande attenzione umana; Francesco Caselgrandi ha coordinato il percorso fisioterapico che ha accompagnato il recupero del giovane paziente.
«Per questo tipo di lesioni complesse – ha spiegato il dottor Andrea Leti Acciaro – è fondamentale il coordinamento efficace di tutte le figure coinvolte. I soccorsi e i centri spoke della rete Emergenza-Urgenza della Regione Emilia-Romagna inviano rapidamente il paziente alla nostra struttura hub non appena individuano una lesione che necessita di trattamento ad alta complessità ricostruttiva. A noi spetta il compito di organizzare una risposta chirurgica tempestiva e appropriata, perché in questi traumi il fattore tempo è determinante per la riuscita dell’intervento. Negli anni, questa organizzazione condivisa con la Regione ha costruito anche un forte rapporto di fiducia con le realtà lavorative, sociali e comunitarie dell’Emilia-Romagna: un legame che va oltre l’aspetto clinico-assistenziale e si fonda su una rete solidale ed empatica di relazioni umane. Siamo felici del risultato ottenuto e ringraziamo la Comunità di San Patrignano per l’invito ricevuto. Crediamo profondamente nel valore etico e sociale della nostra professione, così come nel loro impegno».
«Quando abbiamo esaminato il caso – ha raccontato il dottor Filippo Pantaleoni – ci siamo subito resi conto della gravità dell’infortunio. Edoardo presentava multiple fratture-lussazioni dei metacarpi e delle dita, con assenza di vascolarizzazione già da alcune ore. In situazioni simili è necessario procedere con ordine e precisione: prima si interviene sull’osso, riducendo accuratamente ogni frattura, poi sui tessuti molli, per ristabilire la circolazione sanguigna indispensabile a salvare l’arto. Si tratta di interventi di altissima specializzazione, eseguibili in centri di terzo livello come il Policlinico di Modena».
Durante il fine settimana Andrea Leti Acciaro, Filippo Pantaleoni, Paola Mariano, Marta Montanari, Francesco Rioli e Matilde Sabbioni sono stati accolti a San Patrignano dal caloroso abbraccio di Edoardo. Dopo l’intervento, il giovane non solo ha potuto riprendere le attività nel laboratorio di tipografia, ma ha anche concluso con successo il suo percorso all’interno della Comunità. È stato proprio Edoardo a guidare i medici nella visita a San Patrignano, mostrando loro i parchi, la cantina, il canile, l’auditorium e raccontando la cura organizzativa che sostiene ogni attività della Comunità. A tutti i presenti è apparso subito evidente come San Patrignano non rappresenti un semplice allontanamento temporaneo dal mondo ma un percorso profondo e autentico per ritrovare se stessi.
«Il mio soggiorno a San Patrignano, durato oltre due anni – ha raccontato Edoardo – mi ha permesso di incontrare persone straordinarie, che vorrei ringraziare dal profondo del cuore. Mi hanno aiutato a riscoprire i valori della vita e hanno condiviso con me momenti intensi di riflessione e crescita personale. Raffaele è stato un compagno di viaggio profondamente umano e un vero amico; Gianni non è stato soltanto il mio responsabile, ma un esempio da seguire. E poi l’équipe della Chirurgia della Mano di Modena, che mi è sempre rimasta accanto durante il difficile periodo della malattia, senza mai lasciarmi solo. Mi hanno mostrato cosa significhi poter contare su una vera eccellenza, di cui sarò sempre orgoglioso e riconoscente».
