Situazione critica per il commercio ambulante nella provincia di Modena. Nell’ultimo decennio il sistema dei mercati e del commercio su aree pubbliche ha registrato un arretramento profondo: dal 2014 al 2025 si sono perse 434 imprese (-24% per gli alimentari e -44% abbigliamento tessuti e calzature). La diminuzione delle imprese si accompagna infatti alla crescita dei posteggi vuoti: oggi, in media in regione un quarto degli spazi nei mercati risulta libero (-14% a Modena), circa 53mila postazioni in tutta Italia.
Nel frattempo, il valore delle licenze si è ridotto di circa il 70%, segnale di una crisi strutturale che incide sulla possibilità di investimento e ricambio generazionale. Una tendenza che smentisce la narrazione della “scarsità della risorsa” e rende necessario un ripensamento urgente delle politiche di settore.
Il sistema dei mercati e del commercio su aree pubbliche sta perdendo pezzi e, nonostante ciò, si prosegue sulla strada della direttiva Bolkenstein. Ed è, inoltre, insensato pensare di mettere in atto “a tappeto” un sistema di bandi pubblici che comporterà per i comuni costi enormi, iter burocratici infinti per gli imprenditori e criteri di selezione che lasciano ampi spazi di discrezionalità delle singole amministrazioni.
“Il decreto emanato – afferma Paolo Panini, Presidente ANVA Confesercenti Modena -dimentica che l’articolo 11 della legge 241/22 ha di fatto prorogato al 31 dicembre 2032 le concessioni che i comuni dovevano rinnovare entro il 29 giugno 2024. Serve una riforma capace di sostenere l’attività di chi oggi garantisce servizi di prossimità nei territori, rafforzando presidi economici e sociali fondamentali per le comunità. Si può tornare a crescere, ma servono strumenti adeguati. Le linee guida di oggi segnano un ritorno a procedure che auspicavamo potessero essere superate”.
“Chiediamo stabilità normativa, una fiscalità che sostenga chi investe, lotta all’abusivismo, formazione e digitalizzazione. Servono percorsi mirati per incentivare il ricambio imprenditoriale e interventi per riqualificare l’offerta. Parliamo di un comparto che ha garantito vitalità e inclusione nei territori: difenderlo significa evitare nuova desertificazione commerciale e tutelare un pezzo della nostra identità economica e sociale. Avevamo bisogno di altro” conclude Panini.
