
“Sei mesi fa abbiamo firmato un accordo che doveva portare le bodycam sugli equipaggi del 118 di Modena. Non era una promessa da conferenza stampa ma un impegno preciso per la sicurezza di oltre 200 professionisti Ausl tra medici, infermieri e autisti organizzati su 21 tra ambulanze e automediche. Oggi dobbiamo dire una cosa semplice e durissima: quell’accordo non è partito, l’Ausl è rimasta ferma”.
Non ci gira intorno Gennaro Ferrara, leader di Cisl Fp Emilia Centrale, che ben conosce i numeri pesanti e gravi resi noti proprio da Ausl lo scorso marzo, in occasione della giornata nazionale contro la violenza sui sanitari.
“Abbiamo proposto le bodycam più di due anni fa, a tutela dei professionisti dell’emergenza urgenza che ogni giorno salgono su ambulanze e automediche ed entrano dove la violenza e la rabbia possono esplodere senza filtri. In strada, nelle case, nelle notti più difficili. L’intesa prevedeva l’avvio entro aprile, dopo la formazione, con una sperimentazione di sei mesi su un numero selezionato di equipaggi – ricorda Ferrara –. Siamo alla fine di giugno, non risultano bodycam operative, non risulta una sperimentazione partita, non risulta un cronoprogramma chiaro comunicato ai lavoratori”.
I numeri dicono perché non si può aspettare. Nel 2025 l’Ausl di Modena ha registrato 339 episodi di violenza contro operatori sanitari, in crescita rispetto ai 282 del 2024 e ai 195 del 2023. Le aree più colpite sono Emergenza-Urgenza, Cure Primarie e Salute Mentale. Nei dati aziendali collegati al percorso SegnalER e al supporto psicologico, l’area urgenza-emergenza conta più di una segnalazione al mese.
“Mi si obietterà che l’emergenza urgenza non è solo il 118. Bene. Allora rispondo che il 118 è la prima linea del fronte, intervenire con decisione proprio lì, sarebbe un impegno innovativo contro le violenze che restano addosso ai lavoratori”.
STRUMENTI PODEROSI
Per la Cisl Fp le bodycam non sono un gadget ma uno strumento formidabile di documentazione delle aggressioni, per inchiodare i responsabili e mandarli rapidamente a giudizio. E sono una forte arma di dissuasione: dal momento in cui si accendono le telecamere e ne viene data comunicazione, chi ha intenzione di offendere o malmenare sarà portato a pensarci due volte. Le bodycam sono fondamentali per il 118, servono quando c’è il rischio di spinte, calci, pugni, morsi, minacce di morte, armi, oggetti branditi, offese e intimidazioni. Non sono esempi a caso. Sono storie di vita vissuta dagli equipaggi”.
NO ALIBI
Ferrara respinge ogni alibi: “La privacy era già regolata nell’accordo. La formazione era prevista. Le modalità di attivazione erano definite. Quindi la domanda è una sola: perché l’Ausl non ha fatto partire una misura che ha firmato? Chi si assume la responsabilità di lasciare ancora scoperti gli equipaggi del 118?».
Pertanto la Cisl Fp chiede che Ausl definisca date, responsabilità e tempi certi per la formazione, la consegna dei dispositivi, l’individuazione degli equipaggi per la fase di test, l’avvio della sperimentazione e la successiva estensione a tutto il personale del 118.
“Abbiamo ottenuto l’accordo sulle bodycam dopo due anni di pressing in splendida solitudine o mentre qualche anima bella preferiva parlare di deriva securitaria. Non molliamo, così come non abbiamo mollato proponendo a Modena la tutela legale gratuita per i sanitari aggrediti, poi recepita nel contratto collettivo nazionale. Una conquista epocale. Ci aspettiamo da Ausl una accelerazione, perché quando un accordo sulla sicurezza resta fermo sei mesi, non si sta perdendo tempo, si fa melina e si stanno lasciando soli i lavoratori. Così come i lavoratori, hanno pagato il naufragio dell’accordo sul welfare e la scomparsa degli incentivi per gli autisti soccorritori. Ogni tanto Ausl si ricordi dei suoi dipendenti”, conclude Ferrara.
