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ETS ceramica – Pd Modena: “Risultato importante per il settore ceramico e il territorio modenese, il Governo non sprechi questa occasione”

ETS ceramica – Pd Modena: “Risultato importante per il settore ceramico e il territorio modenese, il Governo non sprechi questa occasione”I responsabili Lavoro, Marco Biagini, e Ambiente e Green Economy, Matteo Silvestri, della Segreteria provinciale PDd di Modena, insieme al Coordinatore PD del Distretto Ceramico, Filippo Simeone, accolgono con grande soddisfazione il voto del Parlamento Europeo a larghissima maggioranza che apre alla revisione dei parametri ETS per il settore ceramico e i materiali refrattari, riconoscendo finalmente le peculiarità di una delle filiere produttive più importanti dell’Emilia-Romagna e dell’intero sistema manifatturiero europeo.

Il Parlamento ha approvato, anche grazie al protagonismo degli Europarlamentari Pd Annalisa Corrado e Stefano Bonaccini, una posizione che introduce benchmark specifici per il comparto, superando criteri che negli anni hanno penalizzato ingiustamente la competitività delle imprese ceramiche europee e che rischiavano di aggravare ulteriormente le difficoltà derivanti dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime.

“Un primo risultato importante, frutto di un lungo lavoro politico e istituzionale portato avanti a tutti i livelli. Un risultato reso possibile dall’impegno costante degli amministratori locali, della Regione Emilia-Romagna, dei consiglieri regionali, dei parlamentari e degli europarlamentari del Partito Democratico che, insieme alle rappresentanze delle imprese e dei lavoratori, hanno costruito una battaglia comune per difendere il futuro del distretto ceramico.”

“L’Europa ha dimostrato di saper ascoltare i territori e di saper correggere norme che rischiavano di produrre effetti distorsivi rispetto agli obiettivi del sistema ETS. Questo voto dimostra che è possibile migliorare gli strumenti della transizione ecologica senza rinunciare alle ambizioni climatiche europee e senza lasciare indietro i settori produttivi maggiormente esposti alle trasformazioni energetiche. Ora però per chiudere definitivamente la partita servirà il massimo impegno da parte del Governo italiano nel negoziato che coinvolgerà Parlamento, Commissione e Consiglio europeo per trasformare questo indirizzo politico in un risultato concreto per le imprese e per l’occupazione.

Per questo chiediamo al Governo di fare fino in fondo la propria parte nelle prossime settimane, sostenendo in Consiglio europeo la posizione approvata dal Parlamento Europeo. Il Pd si è trovato unito davanti a questa sfida, sarebbe l’ennesimo autogol per l’Italia se il Governo in carica non lavorasse per fare gli interessi di famiglie e imprese che hanno continuato ad investire nel nostro territorio. La nostra parte, anche se di opposizione, è stata fatta, e ci aspettiamo che vi sia la massima convergenza possibile.”

“Questa vicenda dimostra che la transizione ecologica e la tutela del lavoro non sono obiettivi contrapposti. Al contrario, possono e devono procedere insieme. La sfida non è rallentare la transizione, ma renderla più giusta, efficace e sostenibile, premiando le imprese che investono per ridurre le emissioni e innovare i propri processi produttivi, riducendo progressivamente, dove le tecnologie lo consentono, la dipendenza dalle fonti fossili e dalle tensioni geopolitiche.”

“Ma il risultato europeo, da solo, non basta. Accanto alla revisione del sistema ETS serve una politica industriale nazionale capace di accompagnare concretamente la trasformazione dei nostri distretti produttivi.

Per questo proponiamo l’istituzione di un Fondo nazionale per la riconversione e la decarbonizzazione dei distretti industriali, sostenuto da risorse nazionali ed europee, che favorisca gli investimenti nell’efficienza energetica, nel recupero del calore e nelle tecnologie a basse emissioni. Allo stesso tempo, chiediamo incentivi pluriennali più efficaci e accessibili per le imprese che investono in innovazione e digitalizzazione, insieme a una maggiore certezza delle regole e alla semplificazione delle procedure.

A questi interventi devono affiancarsi strumenti rafforzati di tutela dell’occupazione, a partire dai contratti di solidarietà e dagli ammortizzatori sociali, e un vero patto per le competenze, che garantisca formazione gratuita e qualificata ai lavoratori coinvolti nei processi di trasformazione produttiva.

Non possiamo chiedere alle imprese di affrontare da sole i costi della transizione, né possiamo accettare che siano i lavoratori a pagarne il prezzo. La politica industriale deve tornare a essere una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e rappresentanze dei lavoratori.”

“Per un territorio come il nostro, la transizione ecologica rappresenta un’opportunità strategica: significa ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, rafforzare la competitività del sistema industriale europeo e garantire produzioni di qualità, occupazione e innovazione. È questa la strada che vogliamo continuare a percorrere: difendere il lavoro accompagnando il cambiamento, non subirlo”.