Potenziare la platea dei caregiver in regione, garantendo maggiori tutele a questa figura che ricopre un ruolo centrale nel sistema di welfare emiliano-romagnolo. L’Emilia-Romagna vuole sostenere queste figure tanto che nel 2025 ha stanziato oltre 5 milioni di euro a loro sostegno.
È quanto è emerso dall’informativa che l’assessora al Welfare Isabella Conti ha svolto nel corso della commissione politiche per la salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.
“La popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando, è quindi fondamentale interrogarsi sulla tenuta del sistema: i caregiver familiari, contribuiscono a garantire la funzionalità della macchina regionale del welfare”, spiega Conti che a riprova dell’impegno della Regione ricorda come “l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver con una legge del 2014 e nel 2024 abbiamo poi istituito un fondo dedicato al loro sostegno grazia al quale nel 2025 abbiamo investito 3 milioni di euro sul fondo regionale caregiver, che si aggiungono ai 2,3 milioni di risorse nazionali”. Conti è molto critica sulla nuova legge nazionale sui caregiver, in fase di approvazione: “Ci fa fare dei passi indietro: è sbagliato l’obbligo della residenza, così come quello della parentela con l’assistito, è un errore, poi, prevedere vincoli sulle ore di assistenza. In Italia i caregiver arrivano a 8 milioni (in gran parte donne), di cui il 40% presta cura quotidiana all’assistito, 24 ore su 24”.
Alla luce delle parole di Conti maggioranza e opposizione concordano sul chiedere maggiori tutele per la figura del caregiver, considerata come figura centrale nel sistema di welfare regionale. Opinioni diverse, invece, sulla proposta di legge nazionale avanzata dal Governo: il centrodestra la sostiene, il centrosinistra ne sottolinea i potenziali limiti.
La parola ai consiglieri
“La figura del caregiver è fondamentale per la tenuta del sistema sociosanitario regionale visto che il 25% degli emiliano-romagnoli hanno più di 65 anni, più di 200mila persone in regione sono non autosufficienti (che diventeranno 300mial in 10 anni), serve quindi rivolgere particolare attenzione a questo tema”, ha spiegato il presidente Muzzarelli.
Per Valentina Castaldini (Forza Italia) “il tema è centrale, parliamo di una figura essenziale nella nostra rete regionale di assistenza, la popolazione sta invecchiando, stanno aumentando le patologie croniche, la sfida è quindi sempre più complessa. La legge regionale è innovativa, ma in questi dieci anni dall’approvazione della legge il sistema è cambiato, servono quindi degli adeguamenti, bisogna strutturare ancora di più il sistema, occorrono, poi, dati certi sull’impatto dei caregiver, dobbiamo, infine, riservare particolare attenzione per quelle persone, in maggioranza donne, costrette a uscire dal sistema del lavoro per assistere un familiare”.
Maria Costi (Pd) sottolinea come “la questione è rilevante, in particolare per quelle donne che trascurano il lavoro per assistere dei familiari: nonostante il grande lavoro fatto, serve ancora più attenzione alla figura del caregiver, le risorse a livello nazionale sono insufficienti”.
Sulla stessa linea Ludovica Carla Ferrari (Pd) per la quale “il tema della demografia è delicato: circa il 40% delle famiglie sono formate da una sola persona visto che la popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando: bisogna potenziare la rete, integrando il sistema dei servizi collegati al welfare, il modello di presa in carico va rivalutato, occorre poi porre l’attenzione sulla formazione dei caregiver”.
Per Elena Ugolini (Rete civica) “il Governo ha aumentato le risorse di 270 milioni di euro: la nuova legge nazionale fa ben sperare perché viene costituito un fondo dedicato e l’obiettivo è quello di potenziare il sistema”.
Maria Laura Arduini (Pd) sottolinea come che “deve essere fondamentale il tema del benessere psicologico del caregiver, aspetto presente nella legge regionale, dobbiamo prenderci cura di chi si prende cura degli altri”.
Nicola Marcello (FdI) ricorda che “in Emilia-Romagna aumentano le persone da assistere e il sistema è tenuto in piedi dai caregiver familiari. Sottolineo che la legge nazionale prevede già che a prestare assistenza possa essere anche un non familiare, servono, invece, maggiori tuteli per queste figure, occorre poi rivedere la fiscalità per chi fornisce sostegno assistenziale”.
