
Non cerca il palcoscenico tradizionale, sperimenta piuttosto traiettorie inconsuete della creatività. Torna a Modena, dal 9 al 18 ottobre, Periferico Festival, giunto alla sua diciottesima edizione e, per il secondo anno consecutivo, intitolato “Becoming”. Un traguardo importante, accompagnato da un programma che continua a muoversi lungo una linea di ricerca precisa, portando pratiche performative site-specific nella geografia diffusa del Villaggio Artigiano di Modena Ovest e, più in generale, nello spazio urbano.
Performance itineranti, spettacoli partecipativi, installazioni e assemblee pubbliche accompagneranno il pubblico dentro luoghi non convenzionali — un centro commerciale, un cimitero monumentale, una palestra di quartiere, spazi della vita quotidiana che diventano terreno di confronto e sperimentazione. La relazione con i contesti e con le comunità che li abitano resta il tratto distintivo del festival fin dalla sua nascita: un modo di intendere l’arte come esperienza situata, che prende forma in dialogo con il territorio e con chi lo attraversa. Nel tempo si è così delineata una geografia culturale capillare, che invita la città a riconoscere e frequentare zone meno visibili, restituendo nuovi significati a luoghi e pratiche.
Le opere presentate in questa edizione si configurano come vere e proprie istituzioni immaginate, in grado di suggerire modalità alternative di abitare e di lavorare: rifugi in cui l’intimità domestica si estende nello spazio pubblico, agorà multilingua nel tessuto urbano, lezioni di botanica che sovvertono i codici, corpi che si relazionano agli alberi, sistemi produttivi automatizzati che interrogano il rapporto tra presenza umana e lavoro. Non tanto spettacoli quanto processi, esperienze che si sviluppano nel tempo e che trovano senso nella relazione con le persone e i luoghi.
Il festival è curato da Collettivo Amigdala, che dal 2016 ha sede in un’ex officina nel Villaggio Artigiano di Modena Ovest, dove il centro culturale OvestLab rappresenta un punto di connessione tra pratiche artistiche e comunità. Da qui prende avvio una mappa che si estende in diversi punti della città, dal Progetto Artigiano alla palestra La Fratellanza, dal cimitero monumentale di San Cataldo e quello di Aldo Rossi fino a Largo Aldo Moro, al Parco Ferrari e al Centro Commerciale Grandemilia, dove viene presentato “L’Âge d’or”, in occasione del trentennale della fondazione. La programmazione nasce anche dall’incontro con le comunità artistiche che abitano OvestLab durante tutto l’anno, restituendo in scena pratiche condivise che diventano spazio comune da attraversare insieme.
Il tema dell’edizione prende avvio da una presenza tanto periferica quanto ingombrante: il pesce siluro, predatore silenzioso che da decenni abita i fiumi del nord Italia rimanendo quasi invisibile, percepito come elemento estraneo fin dalla sua introduzione. Da questa immagine, il festival sviluppa una riflessione su ciò che viene considerato alieno, invasivo, da eliminare, parole nate in ambito ecologico e oggi entrate nel linguaggio comune per descrivere dinamiche sociali e movimenti umani. Un punto di partenza che orienta lo sguardo verso prospettive meno lineari, capaci di interrogare confini e appartenenze.
“Periferico arriva alla sua diciottesima edizione con una maturità che non smette di interrogare la città – osserva l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi -, mantenendo uno sguardo libero e riconoscibile. È un festival che investe sulla qualità delle proposte e sulla relazione con i luoghi, offrendo esperienze originali che parlano a pubblici diversi. In questo percorso il dialogo con le comunità e la capacità di rinnovarsi restano elementi centrali, contribuendo a rendere Modena un laboratorio culturale attento alle trasformazioni contemporanee”.
“Le pratiche artistiche che il festival abita — situate, partecipate, radicate nel territorio — portano alla superficie una realtà che mescola punti di vista, geografie, memorie e rinvenimenti. Il siluro non nuota in linea retta. Si orienta secondo direzioni che la superficie non conosce. Forse è da lì che vale la pena cominciare: seguire linee di desiderio e non strade già tracciate, per costruire insieme un disorientamento — perdersi dalla stessa parte, abbastanza a lungo da vedere le cose in modo diverso”, scrivono le curatrici artistiche Federica Rocchi e Serena Terranova, Collettivo Amigdala.
Gli artisti e le artiste in programma
“Trickster-p (CH), Giulia Scotti (IT), Ane Gain / Valeria Miracapillo e Francesca Maciocia (IT), Elisabetta Consonni (IT), Nina’s Drag Queens (IT), archiviozeta (IT), Opera Bianco (IT), Michele Bandini & Maël Veisse (IT), Cardellini | Gonzalez (CH), Ant Hampton (UK/DE), Le Chemin des Femmes (IT), Stella Polare (IT), Daria Greco (IT), Corps Citoyen (IT/TN), Collectif sans Adresse (TN), Ira Brand (UK), Mariam Rezaei (UK/IR), Nicola Galli (IT), Davide Tidoni (IT), Filippo Andreatta / OHT (IT), Fondazione Archivio Leonardi, Fionda, Adele Verri e Nicola Cipriano | MiniA. A questi si affianca, nell’ambito della collaborazione con Smart Life Festival, la nuova iterazione di Irene Cavazzoni Pederzini, “Tracciare costellazioni di significato / Intelligenze”, ospitata alla Fondazione Collegio San Carlo.
Informazioni e biglietteria
Il programma completo, con date, orari e luoghi di ogni evento, è consultabile su www.collettivoamigdala.com. La biglietteria fisica apre a OvestLab (via Nicolò Biondo 86, Modena) dal 22 settembre, con orari differenziati nel corso del festival. Biglietti anche online su liveticket.it/perifericofestival, oppure scrivendo a periferico@collettivoamigdala.com o al 338 3628909 (WhatsApp). Gli eventi ospitati a OvestLab sono riservati alle persone socie di Amigdala ETS (tessera 2026: 5 euro).
Il programma completo, con date, orari e luoghi degli eventi, è consultabile sul sito www.collettivoamigdala.com.
