“Prendiamo in mano la crisi abitativa, trasformiamola in contrattazione, legandola al lavoro, al welfare, alla demografia, alla dignità delle persone. Perché la casa non è quattro mura, ma la possibilità di stare al mondo senza sentirsi in affitto anche nella propria vita”.
Così Rosamaria Papaleo, leader Cisl Emilia Centrale, l’8 luglio scorso ha alzato lo scudo per la classe media al consiglio generale presso l’auditorium della Biblioteca Loria di Carpi, aperto dall’assessora Tamara Calzolari e con i vicesindaci con delega alla Casa di Modena (Francesca Maletti) e Reggio (Lanfranco De Franco). Dopo decenni in cui la casa è stata trattata come fatto privato, ora Cisl chiede una scelta politica: non più emergenze Comune per Comune, ma una strategia territoriale con istituzioni, sindacati, proprietari, imprese e costruttori.
“Oggi il dramma della casa minaccia chi lavora – ha detto Papaleo –. Ci sono famiglie troppo ricche per essere aiutate e troppo povere per farcela da sole. Per questo la casa è la quintessenza del Patto sociale, che chiediamo anche a Modena e Reggio non per diluire le responsabilità, ma per organizzarle”.
Martella sullo stesso concetto Filippo Pieri, numero uno di Cisl Emilia-Romagna: “Il problema della casa investe l’intero sistema economico e produttivo. Cisl lo porta nel Patto sociale nazionale e lo ha potenziato nel nuovo Patto regionale per il lavoro e per il clima” che il sindacato attende alla firma.
Al territorio Papaleo chiede di dire come e dove realizzare alloggi a canone calmierato per la classe media. Da qui la task force per mappare patrimonio pubblico inutilizzato, costruire vera Ers, intercettare risorse e guardare dentro il Piano casa nazionale.
Un Piano con “titoli buoni ma un brutto svolgimento”, secondo l’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia: pochi fondi e metodo che ha bypassato Regioni e Comuni. Si riparte dal territorio e Paglia condivide l’invito Cisl a un’alleanza sulla casa, perché “se i redditi crescono del 10 per cento e i canoni del 30 e oltre, cambia l’equilibrio sociale e demografico dei territori”.
Una risposta forte c’è: il piano regionale da 300 milioni per recuperare 3.500 alloggi popolari bloccati e riconsegnarli alla classe media con canoni calmierati. “Le prime 1.100 famiglie avranno accesso agli alloggi a partire dall’autunno”, annuncia Paglia. Una macchina che si muove sulle gambe di Acer, l’agenzia casa regionale, che Papaleo ha chiesto di potenziare per aumentare innovazione, competitività e velocità.
Dal Sicet, Eugenia Cella scandisce che “è il momento di inserire il diritto alla casa in Costituzione”, l’abitare oggi è “la cenerentola del welfare”. La svolta passa dal mix dal tra rilancio del fondo affitto, fondo morosità incolpevole, accordi territoriali innovativi sul modello di Modena e fisco che tuteli la casa: “Non condivido che gli affitti brevi godano della cedolare secca come chi affitta a canone concordato”. Francesco Lamandini, presidente Asppi Modena e Asppi Emilia-Romagna, porta la voce dei piccoli proprietari: senza garanzie, tenere vuoto un appartamento diventa “una reazione di difesa”. Davide Torrini, direttore Confapi Aniem Emilia, fotografa i costi esplosi nelle costruzioni e i limiti di un Piano casa che non parla ai costruttori locali.
Marco Marcatili, presidente Fondazione B.live, ex Nomisma e tra i tecnici dell’imminente libro verde Cisl: “Quando lasciamo fare al mercato, il mercato si organizza. Allora, per un abitare accessibile serve l’intervento pubblico”. Per Marcatili “siamo diventati esperti nel produrre case, ma non abbiamo prodotto abitare”: i giovani non scelgono metri quadrati, ma “metri quadrati di vita”. La strada? Recuperare l’inutilizzato e welfare di comunità. Le esperienze di Sandro Bolognesi per Snatt e Daniela Marcellusi (Campani Group) mostrano che casa, lavoro e studentati possono diventare innovazione sociale.

