Tra le novità di Poesia Festival 2026 figurano, per la prima volta, due mostre che arricchiscono il programma della rassegna. Entrambe inaugurano venerdì 28 agosto, dedicate rispettivamente a Carlo Mattioli e la poesia, nella Sala della Meridiana della Rocca di Vignola, e a Carlo Mattioli e Giorgio Morandi, al Salotto L. A. Muratori in via Francesco Selmi 2. Due percorsi espositivi che mettono in luce affinità e suggestioni di questi grandi protagonisti dell’arte del Novecento.
Carlo Mattioli (Modena, 1911 – Parma, 1994) è stato un grande pittore italiano del Novecento profondamente legato al mondo della poesia e ai suoi protagonisti. La sua pittura, pastosa e materica, è intrisa di lirismo e di stupore per la natura. Fin dagli esordi della sua carriera, il pittore modenese realizzò numerosi ritratti di intellettuali e libri d’artista, tra cui quelli dedicati ad Attilio Bertolucci, Mario Luzi e Ugo Guanda. Si trasferì a Parma con la famiglia nel 1925, dove visse, studiò e lavorò per tutta la vita. Il suo legame con la poesia si consolidò anche attraverso le collaborazioni con alcuni dei maggiori poeti contemporanei, per i quali realizzò opere e incisioni destinate a edizioni pregiate, tra cui i volumi con testi di Mario Luzi (Essere è non dimenticare), William Butler Yeats e Federico Garcia Lorca.
Lo stile di Mattioli è caratterizzato da superfici materiche, tonalità delicate e una attenta ricerca della percezione, che per sensibilità si avvicina alla lezione impressionista. Nella sua pittura assume particolare importanza non solo la pennellata, ma anche la scelta dei supporti, spesso segnati dal tempo: tele, tavole consumate, vecchi libri e fogli d’archivio. La materia, le imperfezioni e i segni del tempo diventano così parte integrante dell’opera, evocando il tema della memoria e del trascorrere del tempo. Attraverso un linguaggio moderno, Mattioli sembra così voler restituire alle sue opere il fascino e la profondità delle cose antiche.
La pittura di Mattioli è stata influenzata dall’esperienza di Giorgio Morandi (Bologna, 1890 – Bologna, 1964), celebre pittore e incisore bolognese noto soprattutto per le sue nature morte di oggetti quotidiani, i paesaggi e l’uso di colori tenui e delicati. Iscritto all’accademia di Belle Arti dove matura ben presto uno stile originale e autonomo, Morandi s’ispira a Cèzanne, Rousseau, Picasso e Derain, senza mai dimenticare l’arte del passato, come la pittura di Giotto, Masaccio e Paolo Uccello. In contatto con il gruppo futurista, Morandi espose presso la Galleria Sprovieri di Roma; divenne uno dei migliori interpreti della pittura metafisica, sull’esempio di De Chirico e a partire dagli anni ’20 le sue opere divennero più plastiche, dalla rappresentazione delle nature morte agli oggetti comuni. Partecipò a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma.
Due artisti diversi, separati dalla geografia (uno modenese, l’altro bolognese), dal linguaggio e dalla resa materica dei soggetti sulla tela, ma accomunati dalla stessa capacità di trasformare il quotidiano in poesia, attraverso una ricerca pittorica intima e silenziosa dell’essenziale.
